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21/04/17

Pompe di calore e macchine frigorifere: sicurezza e qualità vanno oltre la semplice dichiarazione di conformità

di Ing. Andrea Rattacaso - Versione 1.0 ?

con la collaborazione del Tecnico Frigorista Emiliano Baglioni, Co-responsabile nazionale PED di Assofrigoristi, che gentilmente ha concesso un'intervista.

L'installazione degli impianti con pressioni superiori a 0,5 bar è, ancora oggi, un argomento ostico per molti tecnici (sia progettisti che installatori); capita infatti che, senza rendersene conto, diventino dei "fabbricanti" senza applicare la direttiva PED e/o la marcatura CE.

Dopo lo tsunami dei patentini F-gas del 2013, tantissimi artigiani tecnici competenti in altri settori (elettricisti, caldaisti, ecc..) si sono sentiti autorizzati ad intervenire su impianti che utilizzano gas refrigerante.

Tale situazione, se è vero che ha dato un'informazione di base alla stragrante maggioranza dei tecnici, ha di fatto svalutato la figura principe del settore: il tecnico frigorista.


Oggi mi piacerebbe indirizzare tutti quei tecnici che vorrebbero regolarizzare tutte le attività ma non hanno ancora gli strumenti e le competenze necessarie per farlo; a tale scopo oggi condividerò con te un intervista che gentilmente mi è stata concessa da chi invece queste competenze le ha, Emiliano Baglioni, tecnico frigorista con esperienza e co-responsabile nazionale PED di Assofrigoristi.

Emiliano, come sei diventato un frigorista?

Se volessimo usare un eufemismo si potrebbe dire che sono sempre stato un frigorista.

Mio padre aveva l’azienda e fin da piccolo l’ho frequentata; in adolescenza, durante le ferie estive, venivo a lavorare con lui e anche i miei indirizzi di studio sono stati scelti da me in prospettiva di fare questo lavoro.

Non appena terminati gli studi, ho iniziato a lavorare in azienda e nel 2004 io e mio fratello abbiamo fondato la Baglioni S.r.l. che è solo una continuazione della ditta individuale di mio padre.



Cosa ti ha portato ad impegnarti anche con un'associazione di categoria come ASSOFRIGORISTI ?

11 anni fa circa, mi resi conto che il mondo del freddo stava evolvendo e mutando molto velocemente: si iniziava a parlare d’inquinamento, di gas alternativi e di professionalità, le normative iniziavano a susseguirsi in tal senso e da solo non riuscivo più ad essere informato e formato a dovere.

Assofrigoristi era l’unica associazione a livello nazionale che metteva al centro la professione del frigorista, che ad oggi ancora non è “purtroppo” riconosciuta, e decisi di iscrivermi. Per anni ho frequentato gli incontri, ho vissuto la direttiva Fgas con il conseguimento del patentino.

Il coinvolgimento diretto in associazione è però avvenuto circa 4 anni fa, quando Assofrigoristi ha istituito le delegazioni territoriali, di cui sono diventato responsabile per la regione Toscana.

Da lì sono poi diventato membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’associazione, dove mi occupo insieme ai colleghi di analisi delle novità tecniche e normative, e dei programmi di formazione.

Ricopro questi ruoli, in forma del tutto volontaria e con estrema passione, è per me un onore confrontarmi con colleghi preparatissimi e collaborare per far crescere la professionalità del nostro settore.


Il progresso tecnico sta facendo crescere il settore della refrigerazione e qualcuno dice anche le competenze dei tecnici. Come la pensi a riguardo?

Il progresso tecnico è un’evoluzione naturale del nostro settore, ce lo impone l’ambiente in cui viviamo, e quindi dovremo per forza abituarci a ragionare degli impianti in considerazione dell’impatto energetico e ambientale che hanno su ciò che ci circonda. Lo sviluppo delle nuove tecnologie è mirato all’ottenimento di rendimenti energetici sempre più elevati e l’ingegneristica elettronica ci aiuta in tal senso.



Di pari passo devono andare le competenze degli operatori del settore; nota bene, non ho detto che è quello che sta succedendo oggi, ma è una sfida che dobbiamo raccogliere. Non risulta più possibile improvvisarsi tecnici del freddo: chi opera su macchine a ciclo frigorifero deve avere competenze in fisica, elettrotecnica ed elettronica e dev’essere sottoposto a formazione continua perché le innovazioni tecnologiche sono in continuo sviluppo.

Oltre alle innovazioni tecnologiche, chi opera deve avere competenze in materia ambientale e di sicurezza per adempiere alle direttive che ci vengono imposte per gl’impianti di refrigerazione e climatizzazione.


Tempo fa mi parlasti di carenze, talvolta gravi, nella documentazione a corredo degli impianti. Quali sono i casi in cui la semplice conformità del DM 37/08 non è sufficiente?

Partiamo da un dato certo: la dichiarazione di conformità del DM 37/08 è obbligatoria, mi sconvolge trovare ancora oggi colleghi che non ne sono a conoscenza o hanno dubbi al riguardo; chiunque installi un impianto all’interno di un edificio è tenuto a redigerla.

Gli impianti frigoriferi, siano essi di refrigerazione o di condizionamento, rientrano in molte direttive, quali:
  • la direttiva Macchine (2006/42/CE);
  • direttiva Bassa Tensione (2014/35/UE);
  • direttiva compatibilità elettromagnetica (2014/30/UE)
  • e poiché questo tipo di impianti lavorano con pressioni >0,5bar anche la direttiva PED (2014/68/UE);
  • ci sono poi la normativa dei gas tossici (Decreto regio 147/1927) per chi opera su impianti ad ammoniaca, per i quali è richiesta anche specifica abilitazione;
  • e la direttiva ATEX per gli impianti che utilizzano gas infiammabili come l’R290.
Le ultime due sono “più settoriali” e richiederebbero una spiegazione approfondita (anche perché è necessaria una specifica formazione per chi opera su determinati impianti) ma è giusto sapere che non tutti possiamo operare su impianti ad ammoniaca e che per operare su impianti con gas infiammabili ci sono prescrizioni particolari.

Gli impianti tradizionali pero, ossia quelli contenenti HFC o anche quelli con fluidi naturali come la CO2 rientrano certamente nelle direttive suddette, quindi chi mette in commercio questo tipo di attrezzature deve assicurare la certificazione CE del prodotto.

Il concetto è molto semplice: quando si commercializzano prodotti “finiti”, come ad esempio climatizzatori residenziali o armadi refrigeranti commerciali, basta assicurarsi che il produttore abbia rispettato le direttive, abbia rilasciato regolare dichiarazione di conformità UE ed apposto corretta etichetta CE sull’apparecchiatura; oltre che ovviamente rilasciare la conformità ai sensi del DM 37/08.
Il discorso cambia radicalmente, nel momento in cui è l’installatore che assembla una macchina: se installiamo una cella frigo o un impianto di climatizzazione VRF, noi assembliamo tutte attrezzature marchiate CE, ma che non hanno un uso specifico se non collegate ad altre attrezzature marchiate CE.

L’unità condensante di un VRF che dev’essere collegata a tutta una serie di unità interne, oppure l’unità condensatrice di una cella frigorifera che dev’essere collegata a un evaporatore, sono componenti che hanno una dichiarazione CE di semi-macchina.

Chi li assembla, ossia il frigorista, è colui che “costruisce” l’assieme macchina, che in quanto tale dev’essere certificato e, poiché gli impianti frigoriferi lavorano con pressione maggiore a 0,5bar, l’installatore deve certificare il prodotto “assieme frigorifero” in direttiva PED.


Sono ormai 20 anni che faccio questo mestiere, ed è dal 1997 che è uscita la direttiva PED, ma a tutt’oggi continuo a vedere il 90% degli impianti che non rispondono a questa normativa, magari sono installati molto bene, ma nessuno si è preoccupato di certificarli, il che va senza dubbio a discapito dell’utilizzatore oltre che della nostra professionalità.


E per quanto riguarda la carenza formative dei tecnici, quali sono le norme fondamentali che il frigorista deve possedere nel proprio bagaglio tecnico?

La nostra è una professione strana, basti pensare che ancora oggi non siamo una categoria riconosciuta e lavoriamo con la generica lettera C del DM37/08; è chiaro quindi che nell’arco degl’anni l’attenzione sulle regole fondamentali della professione non sia stata alta.

Eppure, se ci guardiamo intorno, quasi tutto quello che consumiamo è sottoposto alla catena del freddo, fino alla consumazione finale.

Il patentino Fgas, se da un lato ha creato maggior confusione, facendo credere a tutti che bastasse superare l’esame per sentirsi frigoristi, dall’altro ha avuto il pregio di portare all’attenzione dei media e delle istituzioni per la prima volta la figura del frigorista.

Le norme ci sono, basti pensare che il frigorista è in primis il progettista degl’impianti che realizza (ricordo che non esiste obbligo di progettazione sotto le 40000 frigorie di potenza resa).

Gli operatori del settore dovrebbero conoscere perfettamente la norma UNI EN 378 (di cui è appena uscita la revisione) nella quale viene affrontato l’impianto di refrigerazione e condizionamento dalla progettazione alla manutenzione.



Esiste poi una norma, che è l’unica, che stabilisce esattamente i requisiti essenziali per la professione del frigorista, ed è l’EN13313 (con Assofrigoristi abbiamo sviluppato un percorso formativo che rilascia una certificazione volontaria, riconosciuta da ACCREDIA, come frigorista secondo la norma EN13313).
Se questo è un percorso volontario, esistono invece molte altre competenze che invece sono obbligatorie come ad esempio:
  • il patentino brasatore, per chi effettua saldobrasature su tubazioni in pressione in cat.I o superiore della direttiva PED;
  • il corso di abilitazione PES/PAV per chi opera su impianti elettrici sotto tensione;
  • il corso formativo installatore FER.


Carenze documentali degli impianti, carenze formative dei tecnici: cosa rischia il cliente che si affida ad un installatore senza la professionalità "adeguata"?

Il cliente finale, che spesso è l’operatore su cui ricadono gli obblighi, è colui che rischia sempre in prima persona.

Ricordiamo sempre che la legge non ammette ignoranza, quindi, se è pur vero che non si può immettere sul mercato una macchina non CE lo è altrettanto che la stessa risulta inutilizzabile e che quindi chi la utilizza viola la legge.

Il cliente è tenuto a sapere come è fatta la sua macchina, come si utilizza e come dev’essere manutenuta. Nel caso specifico, l’operatore è tenuto a sapere che, ad esempio:
  • per il suo impianto di refrigerazione deve essere inviata una dichiarazione di messa in funzione all’INAIL o in alcuni casi richiesta la visita di avviamento;
  • che se contenente HFC è soggetto o meno al rilascio del registro d’apparecchiatura, che esiste una precisa cadenza dei controlli e che deve assicurarsi che tali controlli siano eseguiti da personale certificato fgas, di impresa certificata fgas;
  • che il tecnico che interviene a controllare il suo impianto sia in regola con tutte le posizioni assicurative;
  • che l’azienda manutentrice abbia adempiuto agli obblighi del testo unico per la sicurezza
  • che chi interviene abbia effettuato il corso PES/PAV;
  • che venga rilasciata tutta la documentazione necessaria ad adempiere agli obblighi di legge.



 Ai colleghi, durante gli incontri di Assofrigoristi, ricordo di non fare affidamento sulla mancanza di controlli perché nessuno ci assicura che mai capiterà un infortunio su un impianto che abbiamo installato o che abbiamo in manutenzione; a quel punto è troppo tardi per correre ai ripari.

Agli utilizzatori invece, ricordo che la stessa regola vale anche per loro, ed inoltre devono informarsi sugli obblighi dei loro impianti frigoriferi e affidarsi a personale in grado di rispondere alle esigenze di gestire l’impianto a tutto tondo.


Cosa consigli ai tecnici che vogliono rispettare le regole in un mercato difficile come quello italiano?

Rispettare le regole non è impossibile; la cosa più difficile, a mio parere, è mantenersi aggiornati sugli aggiornamenti tecnici e normativi.

Credo che affidarsi a chi si occupa nello specifico di questi argomenti sia un buon punto di partenza: lo si può fare attraverso le associazioni di settore o anche tramite alcuni consulenti.

Gli unici suggerimenti che mi sento di dare sono quelli di mettere passione nel proprio lavoro, di non allinearsi obbligatoriamente alla logica del basso prezzo per rimanere sul mercato ma di puntare sulla qualità del servizio.




Infine consiglio di non vedere le nuove normative sempre come un peso economico ma cercare di guardare oltre, sviluppando nuove opportunità di lavoro anche in merito alle normative vigenti: l’HACCP, l’FGAS, il DPR74 e la PED possono tutte portare a nuove occasioni lavorative se viste in ottica costruttiva.


Ti ringrazio per l'intervista. La mia domanda finale riguarda il futuro: come ti aspetti l'evoluzione italiana del settore della refrigerazione?

Non è semplice immaginare quale sarà l’evoluzione del settore nei prossimi 10 anni, l’unica certezza è che il regolamento CE 517/14 ci impone da qui al 2030 di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera, il che ci porterà ad avere l’obbligo di utilizzare gas refrigeranti con un potenziale d’inquinamento (GWP) < 150, il che porterebbe a pensare che l’utilizzo di gas naturali quali la CO2 o l’Ammoniaca, oppure i gas infiammabili, saranno la soluzione definitiva.

Personalmente non ne sono così sicuro: immagino che le multinazionali troveranno qualche soluzione sintetica per ovviare a ciò che comporterebbe l’abbandono dei gas sintetici attuali, ossia un parco macchine mondiale non retrofittabile e quindi da rinnovare totalmente.

Nel breve periodo, invece, dovremo iniziare celermente a trovare soluzioni per gli impianti che utilizzano gas ad alto GWP, come l’R404a o l’R507a, perché già nell’ultimo mese si sono registrati aumenti del 30% e il prezzo continuerà a salire nei prossimi mesi; alcune multinazionali hanno già dichiarato il termine della produzione per il 2018.

Le alternative ci sono già e sono state testate:
  • l’R448a;
  • l’R449a; (io stesso ho realizzato un impianto con R449a).
  • l’R452a;
  • il performax, ossia l’R407f;
  • quello che sta sviluppando Daikin, ossia l’R407h.
Ognuno di noi dovrà cercare di valutare pregi e difetti nelle varie applicazioni per questi refrigeranti ed adoperarsi per l’esecuzione dei retrofit.
Sempre nel breve periodo, maggiore attenzione verrà riservata anche all’efficienza energetica degli impianti di refrigerazione commerciale per l’Eco design, sarà obbligatorio l’utilizzo di ventilatori brushless e anche i compressori dovranno essere dotati d’inverter: non sarà più tollerabile avere impianti di refrigerazione con bassa efficienza.


L'intervista si conclude qui. Alla prossima.



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